Digitalizzazione e sostenibilità: Camera Moda e Ministero del Lavoro firmano l’accordo per la formazione.

I lavoratori della moda saranno chiamati ad aggiornare le competenze. I grandi brand si mettono a disposizione delle aziende più piccole per contribuire al processo di innovazione nel campo della formazione e del trasferimento delle competenze: digitalizzazione, sostenibilità. Si chiama «Il lavoro buono» il protocollo d’ intesa firmato fra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Camera Nazionale della Moda Italiana a Palazzo Reale, alla presenza del Ministro Andrea Orlando, del Presidente Carlo Capasa e con Cristina Tajani, consigliera del Ministro del Lavoro, come moderatrice.

Orlando ha sottolineato l’avvio di un percorso che porrà attenzione al settore. Nei prossimi 5 anni il settore avrà bisogno di 40mila professionisti formati su nuove competenze digitali. Per questo l’accordo con il Ministero del lavoro prevede l’avvio di programmi regionali — anche attingendo agli strumenti e alle risorse previste dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) — al fine di favorire percorsi virtuosi di trasferimento delle competenze e di riqualificazione degli addetti volti al mantenimento dei livelli occupazionali nelle aziende. In programma anche programmi di formazione professionale nelle aziende, «tutelando il diritto del lavoratore ad una formazione continua».

Il protocollo rappresenta un «segno tangibile di come si programma il Pnrr», ha spiegato il ministro sottolineando la necessità «di programmare l’evoluzione del mondo del lavoro in modo sempre più rapido», così come rapida è la trasformazione delle filiere, sotto l’impatto della tecnologia e della digitalizzazione. «Abbiamo quindi bisogno di costruire un «vestito su misura» per i diversi settori e le diverse filiere, altrimenti rischiamo di mettere in moto meccanismi che si attuano quando il mercato è già cambiato», ha concluso il Ministro.

«Il protocollo firmato oggi segna un importante riconoscimento per migliorare la capacità produttiva delle aziende. Afferma, infatti, la filiera della moda come strategica per il rilancio del Paese: questo noi siamo e a questo noi vogliamo contribuire», ha spiegato il presidente di Cnmi Carlo Capasa. «I grandi brand sono i driver che, attraverso la produzione, la comunicazione e il marketing consentono ai prodotti — realizzati con la partecipazione essenziale di tante Piccole e Medie imprese — di raggiungere clienti in ogni parte del mondo. Solo i primi 16 brand della nostra Associazione rappresentano il 32% del fatturato totale dell’Industria della moda italiana».

Anche la moda, ha ricordato il presidente della Cnmi, «soffre della mancanza di un ricambio generazionale, ma più che in altri settori temiamo che ciò possa facilitare la dispersione di competenze essenziali lungo tutta la filiera produttiva». Per questa ragione, ha aggiunto, «l’accordo predispone un programma di supporto per favorire il trasferimento di conoscenza e di competenze fra chi esce dall’azienda per raggiunti limiti di età e i giovani nuovi assunti». Al fine di monitorare e indirizzare l’esecuzione del protocollo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Camera Nazionale della Moda Italiana hanno costituito un gruppo di lavoro stabile che con cadenza annuale, assicurano i diretti interessati, rendiconterà i risultati prodotti dagli interventi realizzati.