Dolce&Gabbana sfila in technicolor.

Con giochi di luci e maestria artigianale Domenico Dolce e Stefano Gabbana creano una nuova visione della maison nella collezione Dolce&Gabbana, che ha sfilato in presenza al Metropol.

Le luminarie, parte del dna dei due direttori creativi e dei loro ricordi di infanzia, rappresentano per tutti noi la vita, l’amore, la gioia e il folclore della nostra amata terra.

Una tradizione che continua e si fonde nella collezione con immagini simboliche degli anni Duemila, ricodificando il brand in base a una una visione dove la parola caratterizzante è ancora una volta Fatto a Mano. Ma c’è di più.

Un’altra parola d’ordine è, appunto, Light Therapy: «Abbiamo dedicato questa collezione alla luce, al ritorno alla vita, alle nostre tradizioni e i valori del nostro Paese, l’Italia», spiegano i due stilisti.

Un mood evidente nella scenografia d’impatto, installata da un’azienda di Catania, a illuminare una pedana sulla quale si sono alternati alternati ben 95 look contraddistinti da placcature, finishing speciali, trattamenti destroyed, ricami.

Una festa per gli occhi, volta a fugare il periodo buio che speriamo di esserci lasciati alle spalle, ricordando i tempi felici in cui si costruiva un nuovo tipo di figura maschile. Per esempio gli anni 2000, quando fu presentata una collezione massimalista in cui si mescolavano ricami, pietre colorate e denim strappati, dando il via al concetto di fluidità di genere.

Ora che l’edonismo maschile è ovunque e senza preconcetti, i nuovi modelli indossati da ragazzi multietnici raccontano questa libertà conquistata: si va dalla camicia sbottonata e tagliata a kimono alle giacche dalle maniche imbottite, fino ai bomber con la spalla che risale. Broccati, gessati, il pizzo cordonetto e il satin si avvicendano con effetti di hand painting e dripping, proposti per l’occasione su un tessuto tempestato di paillettes.

Nel ritorno alla sensualità si inseriscono le tute sportive tricolore, in omaggio ai giocatori della nazionale di calcio azzurra, e le canottiere e short in raso di seta sempre nei toni della bandiera, portati con tanto di corona.

Un messaggio di ottimismo che non solo si vede, ma si sente dalle prime note della colonna sonora dello show, composta da un mix anni Ottanta sulle note di Barry White, che ci riporta ai tempi felici di una gioia che, nel vestire, si trasformava in eccentrico decoro.

Se è stato così allora, possiamo adesso ricostruire la nostra felicità anche attraverso la moda, che fa sognare ma è pure fra i motori trainanti della nostra economia.