GABRIELE – SCULTORE A BOLGHERI DAL 1986

LA MANUALITA’ COME SVILUPPO DI PENSIERO

In occasione del ponte del 1 maggio, mi sono concessa una breve vacanza in compagnia di mio marito tra mare e colline toscane, luoghi a cui siamo molto affezionati. Passeggiando tra le caratteristiche vie di Bolgheri, scopriamo una graziosa bottega, piccola ma piacevolmente essenziale, che si propone ai visitatori direttamente sulla strada, presentando sculture in terracotta, coppi decorati e quadretti dipinti a mano. Entriamo, spinti da spontanea curiosità e dall’amore per l’arte in generale e per l’artigianalità in particolare: incontriamo Gabriele, l’artista scultore, mentre sta battendo un parallelepipedo di argilla fresca, e ci spiega brevemente, con affascinante accento toscano, le tecniche di realizzazione e cottura.

Lo ringraziamo, salutiamo, e riprendiamo la nostra passeggiata, scambiandoci opinioni sull’incontro: il profumo di terra, argilla, pennelli e carte della bottega di Gabriele fanno affiorare i ricordi degli anni trascorsi in Accademia e non so resistere al desiderio di tornare dopo pranzo, per registrare un racconto dal vivo con l’artista per scriverne un articolo:

« Sono 33 anni che lavoro a Bolgheri. E’ stata una scelta personale in quanto 30 anni fa Bolgheri non era come oggi e, in particolare, pur essendoci stato il Carducci che è un viale unico al mondo, il turismo era minimo. Il boom è stato determinato dalla presenza di territori legati al vino, coordinati dal Marchese Incisa della Rocchetta, che ha dato l’imput alla produzione vinicola che è al primo posto internazionale. Quindi nella mia bottega mi sono raccolto, avendo alle spalle e intorno un panorama meraviglioso, pieno di colori, di sapori e di tutto quello che comporta la campagna e ho cominciato a lavorare con il materiale più povero, cioè l’argilla, proveniente da Montelupo Fiorentino, famoso per le ceramiche. In questa riflessione di diversi anni ho cominciato a sviluppare un nuovo linguaggio, che mi piace sottolineare essere completamente nuovo, che non c’è nè in Italia nè fuori, in quanto si trova solitamente quasi sempre lo schiacciato, il bassorilievo e l’altorilievo. »

Gabriele, mi racconta, ha invece espresso questo innovativo linguaggio che unisce due elementi essenziali, la tridimensionalità e la prospettiva, quindi il tuttotondo, che dà vita a movimento, e questo movimento spazia nella prospettiva stessa.

« Non ho fatto nessuna scuola d’arte, mi sono laureato in pedagogia e filosofia, e per tanti anni con molta passione ho insegnato ai ragazzi, oltre a leggere, scrivere e a far di conto, anche la manualità, che è fondamentale per sviluppare il pensiero. Dal punto di vista tecnico, partendo dalla materia prima – mi indica una scultura fresca in fase di lavorazione – questo per esempio è il mio simbolo, che è l’Infinito, il seminatore, che rappresenta tutto: la terra, il seme, l’uomo come umanità e l’andare avanti – la prima fase è la stesura dell’argilla fresca, che necessita di essere compressa e battuta con un semplice mattarello da cucina, in quanto è possibile che rimangano delle bolle d’aria, che nel forno causerebbero spaccature. La seconda fase è l’essiccazione, che deve avvenire all’ombra e varia in funzione della massa, da settimane a interi mesi; la terza ed ultima è la cottura, che indipendentemente dalla grandezza delle opere, prevede che queste stiano nel forno per 5 giorni da 0 a 1000 gradi e altri 5 da 1000 a 0, quindi la natura prima dell’argilla si trasforma – batte l’anello al dito sulla scultura – in terracotta.

 

 

I soggetti principali sono dedicati alla civiltà contadina: l’aratura, la semina, la vendemmia, la mietitura. Oltre alla civiltà contadina, altri miei temi importanti sono legati alla coppia, quindi all’Amore, nel quale credo, alla Natura e a tutto quello che offre. I soggetti delle coppie scolpite sono un unico blocco, senza stacco, e rimangono quasi “fuori fuoco”, perchè ciascuno ci si possa identificare. Molti lavori sono su commissione e li realizzo nella maniera più semplice però più valida. »

Un bellissimo racconto, tutto d’un fiato, condiviso con una gentilezza d’animo che mi ha colpito. Chiedo di fare qualche foto al volo, semplicemente con lo smartphone, e in quei pochi metri quadri trovo ogni angolo ricco ed interessante. Su uno scaffale dei raccoglitori contengono una collezione di fotocartoline postali che l’artista chiede ai suoi clienti, ciascuno dei quali, negli anni, ha inviato una lettera accompagnata dalla foto dell’opera in terracotta esposta nelle abitazioni private da ogni parte del mondo.

Gabriele prosegue la lavorazione su un nuovo seminatore, strumento di incisione nella mano destra, sigaro toscano extravecchio nella sinistra, l’Infinito negli occhi e l’universalità dell’arte nel cuore.

 

 

Articolo e Photo Credit @Elena Sconfietti