Halston: una serie racconta vita, genio ed eccessi del divo della moda americana.

La mente dietro Halston, la serie in 5 puntate di Netflix lanciata il 14 maggio e dedicata alla vita del designer americano è Ryan Murphy, il re Mida della tv.

Questo va specificato perché una delle accuse che viene mossa più di frequente all’autore e produttore – suoi American Horror StoryGleeRatchedHollywood – è quello di essere troppo attento all’estetica delle sue opere, dalle scenografie ai costumi, a discapito delle storie che racconta. In altri casi questo è di sicuro un difetto, ma qui si rivela la chiave della riuscita del lavoro. Quando si narra la vita del più importante stilista americano, uno così ossessionato dai dettagli – essenziali per creare la mistica del suo personaggio – da spendere centinaia di migliaia di dollari solo per circondarsi delle orchidee più belle, quest’attenzione all’apparenza si rivela vincente.

Halston è prima di tutto da guardare: encomiabile il lavoro della costumista Jeriana San Juan, capace di ricreare sin nei minimi dettagli abiti e atmosfere(in questo aiuta sicuramente che il mercato vintage sia pieno di pezzi Halston d’epoca), spesso ricalcando al millimetro le foto scattate in quegli anni straordinari al creativo e alla sua tribù di amici e collaboratori.

Può sembrare un discorso “superficiale”, ma quando si deve raccontare la moda, non c’è altro modo di affrontare la materia: un lavoro del genere per coinvolgere deve essere plausibile, e questo lo è. Il che è un bene, perché l’eredità stilistica che il designer ha lasciato è di un’importanza rara.

Per dire, quando Tom Ford negli anni Novanta trasforma Gucci nella bomba commerciale di sesso ed eleganza che ribaltò il mercato, è Halston che ha in mente, sia per le collezioni presentate – gli abiti a colonna e le linee allungate anni Settanta, l’assenza completa di ricami e decori, la sensualità che trasuda da ogni dettaglio – che per il suo stesso modo di apparire: entrambi sono belli come divi del cinema, e da lui Ford impara a costruire il proprio mito, dal modo di vestirsi (i completi in bianco e nero, gli occhiali da sole) al come porgersi al pubblico.

È grazie ad Halston se la moda americana si impone sulla scena internazionale affrancandosi dal ruolo di Cenerentola delle passerelle a cui era relegata sino ad allora. Con la sua banda di collaboratori, modelle, amici famosi e amanti, lo stilista tra gli anni Settanta e gli Ottanta ha dato forma al glamour statunitense.

La sua storia si presta molto bene alla narrazione visiva, anzi, viene da chiedersi perché non sia stata realizzata prima un’opera su di lui, ma poco male.Con un cast indovinatissimo e una resa esatta delle sue collezioni, la serie rende finalmente universale una vicenda che vale la pena conoscere.