La moda di Harlem

Dall’Harlem Renaissance al movimento Black is Beautiful, ecco come un angolo di New York è diventato centro di un movimento socio culturale.

Gli ultimi due anni sono sati un momento di risveglio, di presa di coscienza sul piano etico e sociale che ha permesso di puntare i riflettori su realtà dedicate a far emergere e sanare le diverse fratture del nostro sistema, specie nella fashion industry. Il ruolo del sistema moda come veicolo di inclusione e diversità è tra i tanti temi che hanno ritrovato nuova linfa grazie al generale risveglio vissuto dall’Occidente a partire dal 2020. Tuttavia, la questione affonda le sue radici ben prima del BLM e dell’universo digitale su cui ha preso piede.

Per chi vive nel ventunesimo secolo infatti, la frase Black is Beautiful riecheggia in gran parte sul fronte battagliero dei social network, dove i feed di attivisti, celeb e influencer si mescolano a sostegno della comunità nera e il suo bisogno di riscatto, ma non molti sanno che secondo la leggenda l’origine di questo movimento andrebbe fatta risalire al 1858 quando l’abolizionista, medico e insegnate di colore, John Rock, avrebbe utilizzato proprio questa espressione all’interno di uno dei suoi discorsi in difesa del diritto all’uguaglianza tra le razze. La storia in ogni caso fa coincidere la genesi del motto ufficiale a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta durante il movimento per i diritti civili in America, in un periodo in cui le donne iniziavano ad abbandonare gli standard di bellezza europea con la richiesta di veder riconosciuti i propri.

A giocare un ruolo fondamentale in questa rivoluzione è stata – come spesso accade – la moda, che si fece largo al mainstream intorno alla seconda metà del ventesimo secolo, nonostante la grande eredità sartoriale della comunità afroamericana. Prima di questa svolta, molti designer di colore esponevano le loro creazioni all’interno delle proprie comunità, tenendo sfilate clandestine e concorsi di bellezza in chiese, night club e in altri luoghi pubblici.

Il centro nevralgico del movimento fu il quartiere di Harlem, a New York, che a partire dai primi anni del 1900 si è concretizzato come sobborgo con un altissimo concentrato di creativi neri. Non è un caso che sull’onda del 1920, proprio nel ghetto di Harlem è nato quello che oggi al mondo è noto come Harlem Renaissance, un filone artistico-culturale afroamericano il cui nome si deve all’antologia di racconti The New Negro di Alain Locke (1925), e periodo storico in cui attraverso lo sviluppo di tutte le forme d’arte, dalla letteratura al teatro, fino alla musica e alla filosofia, creativi e intellettuali trovarono nuove vie per esplorare ed approfondire l’esperienza storica degli afroamericani esaltando la dignità nera e rivendicandone inoltre la sua libertà di espressione. Questa rinascita di creatività portò anche a un grande risveglio della black fashion: zoot suit, cappelli a cloche e altri stili dell’epoca divennero popolari quando gli stilisti di Harlem presero le tendenze del momento e le evolsero per attirare il pubblico nero.

Ma la consacrazione dovette aspettare ancora qualche decennio, durante il movimento per i diritti civili, quando sempre più persone di colore iniziarono a interessarsi alla moda nera e promossero duramente il concetto di buy black. A quel punto, solo ad Harlem si tenevano circa trecento sfilate all’anno. Uno dei reportage più interessanti di quel periodo appartiene alla celeberrima ritrattista Eve Arnold, all’epoca studentessa di fotografia alla New School, che spinta dalla curiosità per queste sfilate clandestine riuscì ad intrufolarsi come fotografa ufficiale di una modella nera, Charlotte Stribling, scattando tuttavia una raccolta profonda e irriverente che fece luce sul lato meno conosciuto della cultura e della moda nera dell’epoca. Nel 1962 arrivarono poi Naturally ’62 e la Grandassa Models, uno show rivoluzionario che cambiò per sempre le sorti della cultura americana, e un’agenzia di modelle basata ad Harlem rappresentazione di un gruppo culturale dedito alla celebrazione della Black Art in tutte le sue forme.